1. Antagonismo e nucleo comune. Occorre essere consapevoli dell'antico antagonismo presente nelle nostre culture. L'antagonismo segna sia il rapporto tra Israele con le culture circostanti, sia il rapporto del cristianesimo con l'ebraismo e con il mondo greco-romano. L'islam si contrappone all'ebraismo e al cristianesimo (una tesi degna di considerazione sottolinea che una parte della tradizione islamica è già stata foggiata in funzione della conquista araba). Ma questo non può indurre a serrare i ranghi, a ricostituire a nostra volta il "noi" che si oppone a "loro". Occorre infatti essere consapevoli del nucleo che ci accomuna. È la profezia della giustizia-misericordia di Dio: giustizia che si fa misericordia, misericordia che include giustizia. Occorre proteggere questo nucleo, difendere questa idea di divinità, metterla al centro dell'interpretazione dei Libri sacri.
2. Non credere nella Forza (e non condividerne la scelta, nemmeno da parte degli oppressi). Credere piuttosto nella efficacia ultima persuasiva della verità-giustizia, che costituisce l'essenza della profezia. No alla forza materiale, si al convincimento e alla forza spirituale. Sì alla parola, no alla spada. Sì alla parola-spada, no alla spada che non si è trasformata in parola.
3. Privilegiare e garantire i diritti di libertà: proteggere il singolo o la minoranza che proprio nel dissenso possono più contribuire al bene comune. La ben comprensibile tendenza a trasformare ogni istanza di giustizia e di moralità in diritto umano - diritti economico-sociali, pace- sicurezza, differenza culturale - non deve indebolire il nucleo più originario, più urgente e più difendibile dei diritti umani stessi, la libertà di pensiero e di espressione (connessa storicamente al profetismo ).
4. È possibile un altro mondo? La domanda, spesso ricorrente, si può tradurre nel linguaggio del Nuovo Testamento: è possibile una escatologia? Risponderemo: si, ma non una escatologia apocalittica, protesa alla distruzione materiale di questo mondo, e neanche una escatologia ascetica, volta alla negazione di se stessi.. Ma una escatologia sapienziale (1 Cor 2, 6-10). Pensare-agire in mondo diverso. Quale che sia il futuro politico mondiale saranno sempre possibili prassi minoritarie, alternative, silenziose, "sovversive": ignorare confini, praticare comunicazione e commensalità, "essere balsamo per molte ferite" (E. Hillesum), testimoniare "quel che occhio non vide né mai salì nel cuore dell'uomo" (è anche un hadith).
5. Tener caro il nostro silenzio, come momento che fonda tutto quello che precede:. "A quel che di Dio è in voi mi rivolgo, e vi supplico per il Signore di tornare dentro di voi, in attesa di udire la sua voce dentro. Attendendo, là, e tenendovi stretti al Signore, crescerà il discernimento, perché possiate distinguere la voce dello straniero quando si farà sentire... G. Fox, Ep. 5 (1652)."Sottomettetevi, e il potere verrà. Riposando sul fondamento di ogni rivelazione, state fermi e tranquilli e la forza verrà, subito. State fermi e tranquilli nella luce, sottomettetevi ad essa, e tutto il resto tacerà e scomparirà, e la gioia verrà. E quanto verranno tempeste e travagli, sprofondatevi in quanto è puro, tutto tacerà e svanirà... Ep. 10 (1652).
(PCB)
Salve, cari amici.
La tragedia dell'11 settembre affliggerà il mondo intero,
per un lungo periodo. Che terribile giorno. Dinanzi a questi
eventi, è più vitale che mai difendere i valori che ci
uniscono piuttosto che quelli che ci dividono: rispetto per
le nostre diversità, comunicazione aperta per le nostre
differenze, comunità, amicizia e rispetto.
Inoltre, dobbiamo preservare i diritti fondamentali su cui la
democrazia si basa: libertà di espressione, libertà di
religione, e il diritto a riunirsi liberamente.
È l'esercizio di questi diritti che può permettere alle
persone di esprimere le loro preoccupazioni e di effettuare
positivi cambiamenti senza sentire il bisogno di ricorrere
alla violenza. Per proteggere la libertà dobbiamo
proteggere i diritti costituzionali. Non dobbiamo
demonizzare alcuna delle pacifiche comunità religiose o
etniche esistenti associando la loro fede o la loro origine ad
una supposta attività terroristica. Dobbiamo impedire al
terrore dell'11 settembre di farci cadere preda del terrore
del pregiudizio.
Credo che tutte le persone di fede e tutti coloro che si
dedicano all'attività politica debbano unirsi per fermare
l'uso della violenza insensata, della distruzione e della
forza, inclusa la violenza insensata e brutale della vendetta.
Sentirete molti che invocano il sangue e bramano di
trovare qualcuno da biasimare. Lasciamoli invocare,
rispettiamo la loro ira, sentiamo il loro dolore come se
fosse nostro, rispondiamo loro solo con l'amore. Penso al
Sermone della montagna e penso che lavorare per la pace
sia dovere di ogni cristiano.
Condivido la comune speranza che i responsabili per aver
progettato i fatti dell'11 settembre siano portati dinanzi alla
giustizia secondo le regole della legge. Penso anche che
organizzare una campagna militare distruttiva contro civili
che si trovano ad essere della stessa nazionalità o a vivere
nello stesso paese dei supposti responsabili comporti solo
la perdita di vita innocente, e alimenti la violenza e l'odio
che hanno condotto a questi terribili delitti.
Una cosa che credo tutte le comunità di fede abbiano in
comune è la nostra fede nel potere della preghiera di
generare pace e giustizia nel mondo. Spero che le comunità
di tutte le fedi possano riunirsi in questo tempo di crisi per
reagire non con l'odio e la discriminazione, ma con
l'amore.
In pace e amore.
(Susanna Thomas, come si ricorderà, è stata detenuta per qualche tempo in seguito dei fatti del G 8 a Genova. Il suo sito è http://home.att.net/~su.support/)
Mio marito, Tom Theurkauf, ha perso la vita nel disastro
del WTC. Tutti volgiamo in diverse direzioni il nostro
dolore, ecco la mia direzione. Offro questi pensieri sia
come nuova vedova e madre di tre bambini senza padre,
sia come studiosa di legge e politica internazionale.
Sapevamo che cosa erano le guerre. Le guerre avevano
luogo tra stati ciascuno con eserciti in uniforme e con una
struttura gerarchica di comando. Gli stati entravano in
guerra per il territorio o più recentemente per una
ideologia. La guerra era uno stato legale. Bisognava
dichiararla. Quando la guerra finiva, si arrivava ad un
accordo di pace e si tornava a una situazione di non guerra.
Qui le cose sembrano differenti. Il nemico sta nell'ombra
anche se vive in mezzo a noi, organizzato in cellule
scarsamente interconnesse. Nessuno stato ci ha dichiarato
guerra, almeno nel modo a noi familiare. L'atto era
destinato a diffondere timore e odio e così non siamo
pienamente sicuri su quel che può essere richiesto per
porre fine al conflitto.
Nel momento in cui stiamo organizzando una piattaforma
militare nel Golfo Persico vale la pena di riflettere che
mentre gli scienziati della politica sanno poche cose con
certezza, vi è un consenso sostanziale almeno su un punto
rilevante. Poiché questo attacco era destinato a provocare,
rispondere sullo stesso piano vuol dire solo provocare una
accrescimento della violenza. Inoltre, se soccombiamo al
comprensibile impulso di offendere come siamo stati
offesi, e nel processo creiamo sempre nuove vedove e
nuovi orfani, forse meriteremo quel che ci sta capitando
[...]
Se non "guerra", che termine dovremmo usare? Penso che
un termine migliore sia "crimine internazionale".
Riformulare il problema mette a fuoco la soluzione. A
breve termine, la priorità dovrebbe essere quella di dare la
caccia e di arrestare i criminali, con lo scopo di fare
giustizia, e non vendetta. È un compito da affidare non a
militari ma a forze investigative di polizia, che possano
predisporre un processo. Gli americani normali posso
anche compiere dei passi per lottare contro questo male.
Possiamo combattere la paura e l'odio in parte tenendo
contatti tra le nostre comunità e i musulmani e i sostenendo
le imprese commerciali arabe. Questa manifestazione di
solidarietà dovrebbe al parte contrastare i propositi di
questi criminali di creare divisione nella comunità
americane.
A lungo termine, sradicare il terrorismo richiederà non
l'eliminazione di un gruppo di persone ma piuttosto di un
insieme di idee. Paradossalmente, eliminare delle persone
rafforzerà e legittimerà ulteriormente le idee. Impulsi
terroristici fermentano in culture di povertà, oppressione e
ignoranza. L'eliminazione di queste condizioni e la
promozione di un rispetto universale per i diritti umani
deve divenire una priorità per la sicurezza nazionale.
Infine, gli USA sotto un profilo politico devono
riconoscere e accettare la nostra vulnerabilità. Nell'attuale
contesto ipermilitarizzato, nessuno stato può garantire la
sicurezza nei propri confini senza la cooperazione degli
altri.
L'unilateralismo dell'amministrazione Bush si è rivelato
vuoto. Le istituzioni internazionali, piuttosto che incrinare
la nostra sovranità, rafforzano la nostra capacità di
svolgere la funzione di governa nazionale, ivi compresa la
capacità di combattere il crimine internazionale.
Bombardare l'Afghanistan oggi non può prevenire la
tragedia di domani. Dobbiamo guardare di là dalle opzioni
militari nella direzione di soluzioni a lungo termine.
(Robin Theurkauf ha un insegnamento nel Dipartimento di scienze politiche all'Università di Yale, suo marito è morto nell'attentato alle Torri Gemelle. L'articolo è tratto da The Friend del 28 settembre 2001).
L'articolo di Armando Plebe, "L'eroina quacchera e le tute genovesi", su "Libero" di sabato 16 agosto 2001, p. 6, cominciava: "Il clamore sollevato dalla stampa di sinistra per la scoperta di un'eroina quacchera arrestata fra i violenti di Genova si basa sull'ignoranza di che cosa siano i quaccheri d'America". Purtroppo è l'articolo di Armando Plebe ad essere basato sull'ignoranza.
1. Voltaire ammirò per tutta la vita gli "Amici", a partire dalle "Lettere filosofiche" scritte dal 1726, per la tolleranza e il pacifismo da essi professati. Egli vedeva nella Pennsylvania (lo stato fondato dal quacchero William Penn) un modello che egli contrapponeva all'Ancien Régime (i testi di Voltaire sulla Società degli amici sono raccolti in appendice in Voltaire, Lettres philosophiques, a cura di R. Naves, Classiques Garnier, Paris 1956).
2. I Quaccheri non erano puritani e furono perseguitati e in alcuni casi condannati a morte nel Massachusetts. I Quaccheri non hanno nulla a che fare con la persecuzione delle streghe di Salem.
3. Gli "Amici" sono stati e sono contro l'"ordine costituito" laddove esso è ingiusto e violento, ma da 350 anni praticano l'obiezione di coscienza al servizio militare, lottano contro la pena di morte, sono "nonviolenti" (secondo un termine che è apparso molto più tardi, nella storia europea). I quaccheri credono infatti che vi sia "una luce che illumina ogni uomo".
4. Dai dibattiti e dai conflitti che attraversano l'Inghilterra e New England nel secolo XVII nasce per gran parte la democrazia moderna, e in questa nascita gli Amici vantano di aver avuto un ruolo significativo.
5. I quaccheri non sono "persone asociali". Pur essendo una piccola minoranza, non sono una "setta". Le loro scuole e università sono universalmente apprezzate nei paesi anglosassoni, sono attivi in innumerevoli iniziative umanitarie, soprattutto nelle istituzioni carcerarie, sono presenti ufficialmente all'ONU e in molti organismi internazionali.
6. Susanna Thomas viene offesa gravemente con il termine "guerrigliera": è una credente, fedele agli ideali e alla prassi della Società religiosa degli Amici, come ha potuto constatare di recente, direttamente anche lo scrivente. La sua testimonianza è attendibile e importante.
Peccato che una persona colta come il prof. Armando Plebe, da cui chi scrive, molti anni fa, ha molto appreso, per foga polemica sia incorso in tanti errori grossolani, che offendono la nostra Società soprattutto in Italia, dove cerchiamo, senza proselitismi e anacronistici antagonismi, di arricchire il panorama religioso con un proposta che crediamo importante e originale. Peccato davvero.
(Dal questa replica, di cui si è chiesta a suo tempo la pubblicazione su Libero, si può comprendere anche il tenore dell'attacco).
Il primo è di parole, il secondo di desideri, e il terzo di
pensieri.
Il primo è perfetto, più perfetto è il secondo, e
perfettissimo il terzo.
Nel primo, di parole, si raggiunge la virtù.
Nel secondo, di desideri, si ottiene la quiete.
Nel terzo, di pensieri, il raccoglimento interiore.
Non parlando, non desiderando e non pensando, si arriva
al vero silenzio interiore.
In esso Dio parla con l'anima, si comunica.
Le insegna nel suo più intimo la più perfetta e alta
sapienza.
Miguel de Molinos, 1628-1696.
(appendice)
L'anno 1657 s'imbarcarono a Livorno sopra un vascello inglese sette profeti, o Quakers. Giunti a Cipro, due andarono alle Smirne, due a Costantinopoli, due al Cairo, et uno a San Giovanni in Acre, tutti con speranza di convertire quei popoli alla loro fede. Colui che andò in Acre fu un tal Giorgio Robinson di Londra giovane di 19 in 2O anni di bella statura, buona dispositione, e vestito all'usanza d'Inghilterra. Non mai alzava gli occhi, stava sempre solitario ora leggendo la Bibbia, et ora mentalmente discorrendo. Nel parlare etiandio con gran Personaggio non usava il levarsi il cappello né riverenz'alcuna. A niun dava il titolo che di fratello, e senza di quel Signore chiamava ognuno col proprio nome [...] Il Padre dopo la cena lo chiamò [...] e dimandatolo che volesse fare in Gierusalem? rispose che ancora nol sapeva per certo, ma che n'aspettava la rivelatione da Dio. Interrogato del tempo che volesse dimorarvi, rispose, quanto potesse. Gli disse il Padre che doveva comprarsi un vestito all'usanza dei Pellegrini, e lasciare il cappello e gli stivali secondo l'uso degli altri benché Principi e Pellegrini. Replicò, ch'egli non andava come Pellegrino ma come Profeta, e luce mandata da Dio a quei luoghi dove andava; che non volea visitare il santissimo sepolcro stimandolo per altro luogo profano (Relatione del falso Profeta o Tremolante, in Villani 2001, 51-52).
1. Nello scrivere questo contributo ho sentito fortemente i miei limiti sul piano della ricerca storica e antropologica, sia per un sempre crescente interesse teorico o diciamo pure teologico, sia per la carenza di neutralità epistemologica rispetto al mio oggetto di ricerca (tanto più in questo tragico momento della storia dell'umanità.). Ho preferito perciò cominciare la mia esposizione ricorrendo, per evocare le origini del movimento quacchero, ai testi scoperti da un brillante giovane ricercatore, Stefano Villani (vedi l'apprezzamento di Nuttal 1997). La figura del ragazzo Robinson balza fuori dall'oscurità grazie a un testo dell'Archivio di propaganda fide. Sarah Cheevers, cinquantenne, in viaggio verso Alessandria d'Egitto, salta fuori dagli archivi dell'Inquisizione di Malta, e riferisce il suo interrogatorio, il 7 aprile 1659:
Interrogata ut recenseat Dogmata saltem principalia suae Sectae.
Repondit: Primieramente Noi di detta setta di Tremolanti crediamo in Giesù Cristo, et che lui sia il vero lume del Mondo; e che morto in Gierusalemme, et il 3° giorno risuscitò da Morte.
Di più non admettemo Sacramento alcuno nella nostra setta, poiché nella Sacra Scrittura non vi è luogo alcuno che facci mentione delli sacramenti.
Di più detta nostra setta non admete né veneratione, né invocatione, né intercessione di Santi poiche solamente Iddio si deve venerare, et Invocare [...]
Di più la suddetta nostra Setta non admette giorni di festa fra l'anno, ma nelli giorni della Resurrettione, et Ascensione di Christo Signore nostro et altri giorni segnalati noi digiuniamo, perche l'altri in detti giorni più offendono Dio (in Villani 1996, 216).
2. Si sa come il movimento dei Quaccheri si diffonda in Inghilterra a partire dalla fine degli anni Quaranta del Seicento e si collochi tra le tante sette radicali nate nel caos della rivoluzione inglese, in quel Il mondo alla rovescia che Christopher Hill, ormai trent'anni fa, evocava in modo avvincente. "In quegli anni - come affermava scandalizzato il presbiteriano Edwards nel 1646 - 'ogni sorta di predicatori incolti e meccanici ... perfino donne e fanciulli' si mise a predicare la parola di Dio" (Villani 2001, 11). Oltre ai già radicali presbiteriani, indipendenti e battisti, era sorti i Levellers, i Diggers, i Ranters e appunto i Quaccheri.
Protagonista era George Fox che, dopo una lunga ricerca, era approdato ad una esperienza personale, tutta interiore, di Cristo: "There is one, even Jesus Christ, who can speak to thy condition". Il culmine dell'esperienza mistica di Fox era l'esperienza del ritorno al Paradiso, narrata con grande potenza nel suo Journal (Bori 1993). Al centro del messaggio profetico di Fox e degli Amici, chiamati quaccheri per il tremito, era l'invito a volgersi al Cristo interiore, alla "luce che illumina ogni uomo"; era "il culto in spirito e verità", l'appello a "quel che di Dio vi è in ognuno"( "that of God in everyone"), l'affermazione che la Scrittura può esser letta solo nello spirito in cui fu scritta, la provocazione durante il culto: "Citi la Scrittura, ma Tu, che cosa dici?" ("...but Thou, what canst Thou say?"). A questo si accompagnava, soprattutto nel primo decennio di vita del movimento, la denuncia non solo di ogni culto esterno, ma anche dell'apparato materiale ed economico della vita ecclesiastica e in genere dell'ineguaglianza sociale. Rendevano scandaloso il movimento le interruzioni del culto, gesti simbolici come sfilare nudi e più semplicemente e normalmente, non inchinarsi e non cavarsi il cappello dinanzi ad alcuno e a tutti dare del "tu".
Se non verranno repressi coloro che introducono il 'tu' e il 'te' elimineranno, se vi riescono, il 'mio' e il 'tuo', disperdendo ogni proprietà nella confusione (T. Fuller, Church History 1655, cit. da Hill 1981, 236 che fa notare come "il 'buffonesco' 'tu' sembra essere stato di uso normale tra i campagnoli del nord").
3. Come interpretare Fox e il suo movimento? "La vera biografia [di Fox] si deve trovare in quelle rivelazioni che egli ricevette stando nei frutteti, in luoghi solitari, per strada, e che sono segnate da due tratti: 1. sono di carattere liberale e filosofico, così da concordare con le massime delle scuole di filosofia; 2. hanno una diretta rilevanza per la morale pratica" . Con questa citazione di Emerson cominciavo, qualche anni fa, una presentazione di George Fox (Bori 1993) improntata appunto ad una prospettiva che, grato dell'occasione di farlo che mi viene qui offerta, sottopongo volentieri a una revisione, (per verità solo parziale, come si vedrà). Quel che segue rappresenta lo sviluppo della riflessione sull'identità degli Amici nella ricerca di un secolo (ma non vorrei creare l'impressione che tutto il movimento condivida l'evoluzione che io presenterò: la posizione evangelica e quella liberale- universalistica coesistono nella vita dei gruppi, ad esempio Rex Ambler, 2001, sostiene non senza argomenti una sua lettura del quaccherismo secondo cui Fox propone con il suo linguaggio biblico un percorso universale di consapevolezza e di liberazione).
La prospettiva liberale domina nell'interpretazione della prima metà del secolo scorso, ed è segnata principalmente della figura di Rufus Jones (1863-1948) che con i suoi Studies in Mystical Religion (1909) e Spiritual Reformers in the 16th and 17th Centuries (1914), faceva rientrare la figura di George Fox nella corrente della riforma spirituale, o mistica, di cui - per evocare un nome - era massimo esponente J. Boehme. La prospettiva di Rufus Jones influenzava l'opera tuttora classica per la ricostruzione del primo quaccherismo, W.C. Braithwaite, The Beginnings of Quakerism (1912).
La reazione a questo approccio (cfr. Gwynn 1984, XIII-XXIII), nel contesto di una svolta generale nella teologia protestante, si può datare dall'opera di Geoffrey Nuttal, che con il suo The Holy Spirit in Puritan Faith and Experience (1946) ricontestualizzava il quaccherismo nell'ambito nel puritanesimo "radicale", o "spirituale", in cui già erano le premesse dell'esaltazione quacchera del ruolo dello Spirito in ordine della comprensione delle Scritture. Questa tendenza storiografica era rafforzata da Hugh Barbour, negli Stati Uniti, con suo The Quakers in Puritan England (1964), e tuttora prevale nell'ambito dell'agguerrita e raffinata storiografia accademica del movimento quacchero convogliata nelle due riviste, l'inglese The Journal of the Friends Historical Society e l'americana Quaker History (cfr. Ingle 1997, autore dell'eccellente biografia di Fox, First among Friends 1994).
4. Tuttavia, in un contesto non accademico, strettamente legato alla vita stessa del movimento, o almeno una sua parte rilevante, è andata crescendo l'influenza di una lettura delle origini quacchere che dissente anche dall'interpretazione puritana. Di questa lettura è stato iniziatore Lewis Benson, a partire dai primi anni Settanta. Viene qui posto al centro non Scrittura, ma il "Cristo profeta" attualmente presente nel mezzo della comunità, adempimento della profezia di Deuteronomio 18, 15 (cfr. Bori 2001, Jackson 1994). Secondo Benson la frase-chiave - "Cristo è venuto lui stesso a insegnare al suo popolo (che secondo una ricerca dello stesso Benson appare almeno 42 volte negli scritti di Fox) contiene almeno quattro elementi.
Il primo è che Cristo è vivo. La maggior parte dei cristiani lo afferma, e non fu scoperto da Fox. Ma il nucleo di quanto egli afferma è quando dichiara che "Cristo è vivo" è che Cristo è vivo e presente. Non afferma semplicemente che Cristo permette che lo si conosca da quanti meditano insieme sugli eventi della sua vita terrena. Fox dice che Cristo è vivo e presente nel mezzo della sua chiesa in modo funzionale, e cioè che è presente e fa qualcosa [...]Egli è vivo e presente, come Fox dice "in tutti i suoi offici" (cioè funzioni) [...] Il ministero profetico è quello che ricorre più spesso (112 volte) e poi, in via decrescente, il min- istero di pastore, di episcopo, di sacerdote, di re, di consigliere [....] Dunque Fox pone molta enfasi sulla funzione di Cristo come profeta e se non comprendiamo che cosa vuol dire con questo non comprendiamo il messaggio che egli ha precisato, e non comprendiamo perché era così rivoluzionario.
Nei primi capitoli di Atti, Luca cerca di dirci quale fosse la prima predicazione dell'Evangelo, in base a una sorta di ricerca storica, siccome al suo tempo la prima predicazione appariva già in disuso. I discorsi di Pietro sono le fonti più esplicite per la nostra conoscenza della prima predicazione apostolica. Le parole di Pietro erano assai preziose per Fox, che vi si riferisce spesso. In Atti 3, 22 Pietro dice "Perché veramente Mosè disse ai padri 'Un profeta farà sorgere il Signore Dio tra i vostri fratelli, come me; voi lo ascolterete in tutte le cose che vi dirà'" (Dt. 18, 15). Qui Pietro annuncia Cristo come colui che adempie la profezia di Mosè nel Deuteronomio. Anche Stefano, in Atti 7, 37, fa riferimento al questa profezia.
La chiesa non fece mai molto uso d questo insegnamento eminentemente apostolico su Cristo come "profeta come Mosè" [...] Questa [invece] è la base della pretesa di Fox: "Ora l'evangelo è di nuovo predicato dopo una lunga notte di apostasia dal tempo degli apostoli". Quando afferma "Cristo stesso è venuto a insegnare al suo popolo", egli si basa sulla sua concezione del Cristo come profeta [...]
Con la scoperta dei Manoscritto del Mar Morto è divenuto evidente che effettivamente c'era gente che al tempo di Gesù aspettava il profeta descritto nel Deuteronomio 18. Nuovi studi sui Samaritani hanno anche accelerato l'interesse in Cristo come adempimento della profezia nel Deuteronomio [...]
Fox non percorse tutta l'Inghilterra per parlare alla gente parlare del voto che bisogna evitare nel prendere le decisioni di gruppo, o per parlare del valore del pacifismo, o delle donne che devono avere pari diritto al ministero. Il suo messaggio è un messaggio su Cristo, e al centro del suo messaggio c'è il suo insegnamento sui ministeri del Cristo. Egli dice alla gente che c'è un sicuro Fondamento su cui si deve costruire ed è la conoscenza e l'esperienza della sua presenza nel mezzo del suo popolo con tutti i suoi ministeri. [...]
Non ho trovato negli scritti di Fox un concetto di "Luce Interiore" o persino le parole "Luce interiore" come termini associati a questa idea. La Luce Interiore divenne una preoccupazione centrale degli "apologisti" (Penn, Penington, Barclay) [...] Essi aprirono le porte a una speculazione che portò alcuni spiriti audaci nei secoli successivi a costruire una dottrina quacchera che aveva come pietra angolare la "Luce Interiore". Fox ha molto da dire sulla Luce esterna e interiore di Cristo. Ma per Fox, questa terminologia della "Luce" è un modo di parlarci di Cristo. L'Antico Testamento dice che "La Legge è luce" (Prov. 6, 23) [...] La "Luce" che Fox proclama è il figlio di Dio che parla al popolo di Dio.
5. Douglas Gwynn, che con la sua prima presentazione della teologia di Fox (1984) seguiva, oltre che Barbour, le tracce di Lewis Benson, riprendeva con il suo The Covenant Crucified. Quakers and the Rise of Capitalism (1996) la lettura del movimento quacchero delle origini in termini teologico-politici. C'era qui Christopher Hill (senza la sua laica coinvolgente simpatia per il primo ranterismo quacchero) e la storiografia marxista, e un preciso influsso della teologia della rivoluzione latino- americana (particolarmente l'esegesi di Marco di Fernando Belo). Gwynn contrapponeva il covenant invocato dagli "figli della Luce" - l'Uno che unisce tutti nello shalom, come già nell'antico Israele delle tribù - alla rivoluzione capitalista riassunta nella figura di Oliver Cromwell, dove invece sarebbe sullo sfondo la base contrattuale di un rapporto individualistico con Dio del puritano "interessato" alla propria salvezza. A partire dagli anni Sessanta del Seicento la "Lambs's War'" sarebbe finita, ci sarebbe stata una normalizzazione del movimento quacchero: George Fox con il "Gospel Order" avrebbe organizzato la società con i suoi "meetings", mentre gli apologisti Penn, Barclay, Penington le avrebbero conferito quei tratti mistici, universalisti, umanistici che avrebbero caratterizzato la Società degli Amici anche nei nostri giorni.
Un risultato del generoso e tuttora credo non valorizzato tentativo di D. Gwynn (si veda l'acida recensione di L. Ingle, 1999) era l'aver posto impetuosamente in primo piano la figura di James Nayler. Senza l'enfasi teologico-politica di Gwynn, anche Leo Damrosch, uno storico della letteratura di Harvard, ha proposto una sua mirabile ricostruzione delle persone e degli venti in The Sorrows of the Quaker Jesus. James Nayler and the Puritan Crackdown of the Free Spirit, 1996 (cfr. la recensione di H. Barbour 1997). E anche Stefano Villani, più brevemente, ricostruiva la vicenda in un contributo che valorizzava le testimonianze coeve di italiani presenti a Londra all'epoca della tragica vicenda del "Masaniello quacchero" .
Indubbiamente non è possibile sminuire il ruolo fondamentale che Fox ebbe per la nascita e per lo sviluppo del quaccherismo, ma sarebbe del pari un grave errore sottovalutare la funzione importantissima che, insieme a lui, ebbero, ad esempio, solo per fare alcuni nomi, Dewsbury, Farnsworth, Howgill, Burrogh e, soprattutto Nayler. A questo proposito, come argutamente fa notare Christopher Hill, "nel Journal di George Fox, James Nayler ha una parte poco maggiore da quella assegnata a Trockij nella storiografia ufficiale sovietica della rivoluzione russa" (Villani 1997, citando Hill 1981, 223, che continua: "tra il '50 e il '60, molti consideravano Nayler il 'principale capo', il 'primo Quacchero d'Inghilterra'". Fox dettò il suo diario a partire dalla seconda metà degli anni Settanta).
6. James Nayler (1618-1660), ex soldato dell'esercito parlamentare, protagonista del movimento quacchero a Londra, nel 1656 compie un estremo, tragico ( e comico) gesto profetico. Il 24 ottobre/6 novembre, sotto un pioggia fitta, con un fango che arrivava ai ginocchi, Nayler entra, mani levate, a cavallo a Bristol mentre due donne a piedi tengono le redini, Martha Simmonds e Hannah Stranger. Un pugno dei suoi seguaci, meno di dieci, prevalentemente donne, stende panni a terra e lo acclama: "santo, santo, santo, osanna!" (Braithwaite's 1955, 252; Vola 1980, 89). Il processo che occupa incredibilmente il Parlamento per dieci giorni sfocia in una crudele condanna: gli viene impressa a fuoco sulla fronte la "B" di "blasphemy", gli è trapassata la lingua, viene più volte fustigato in pubblico. Nel 1660, dopo la sua liberazione dal carcere, si dirige verso il nord, per raggiungere la moglie e figli. Lungo la strada è derubato e legato, ed è trovato verso sera in un campo. Fu accolto in una casa di amici vicino a King's Ripton, dove morì. Riflettendo sulle sue esperienze aveva scritto:
"The lower God doth bring me, and the nearer to himself, the more doth this Love and Tenderness spring and spread towards the poor, simple and despised ones, who are the poor in spirit, meek and lowly Suffering Lambs, and with those I chooose to suffer, and do suffer, wherever they are found." (Quanto più basso Dio mi mette, e quanto più vicino mi porta sé, tanto più il suo amore e tenerezza sgorgano e si riversano sui poveri, semplici e disprezzati, che sono i poveri di spirito, miti e umili Agnelli Sofferenti, cui i quali ho scelto di soffrire, e soffro dovunque essi siano, Quaker Faith and Practice 1995, 19.11, con riferimenti completi).
Douglas Gwynn osserva, fra l'altro:
"The question of religious toleration versus state enforcement of religion was really the secondary contradiction facing English society. The primary contradiction was the radical egalitarian initiative, as embodied by Nayler and the Quaker cultural revolution, versus the reassertion of class interest in Cromwell's settlement" (...la questione della tolleranza religiosa versus il controllo statale della religione era in realtà la contraddizione secondaria che investiva la società inglese. La contraddizione primaria era l'iniziativa radicale egualitaria, rappresentata da Nayler e dalla rivoluzione culturale quacchera, versus la riaffermazione degli interessi di classe nell'assetto di Cromwell, Gwynn 1995, 174).
Merita di imprimersi bene in mente la scena originaria: Nayler con mani alzate, le briglie tenute da due donne. (Hidden in Plain Sight. Quaker Women's Writings 1650-1700, 1996, cfr. Villani 1999, propone una quantità di scritti di grande interesse, cfr. anche Phyllis Mack 1992, 127 ss.; più interessanti di tutto sono le ben settemila firme femminili nelle lettere di protesta inviate al Parlamento nel 1659, Hidden in Plain Sight, 58-128).
A prima di concludere su Nayler, non si può non domandarsi: chi credeva di essere, che credevano che fossi suoi seguaci? Nayler dichiara di essere "il figlio di Dio" "insieme a molti fratelli" e richiesto se è l'Agnello di Dio, dichiara di essere "un" Agnello di Dio (Damrosch 1996, 146 ss.). Nelle dichiarazioni dei e delle seguaci si trovano formulazioni meno prudenti (Nayler è il "Figlio della Giustizia", è il "Figlio di Dio"), ma anche queste ultime espressioni si radicano da una duplice possibilità intrinseca alla parola o al gesto profetico in generale. Infatti il gesto profetico attuale è un segno (ricorrendo ai termini del De doctrina christiana di Agostino) che rinvia all'indietro, alla res, alla "sostanza" originaria dell'evento fondante (Cristo). Ma il profeta (e chi lo segue) sente vero anche il contrario: egli possiede e dispiega oggi la res, che la storia precedente prefigura e prepara. Ciò è possibile, perché tutto si svolge nello stesso Spirito.
"That [l'opera del Cristo storico] was but a shadow of what he would work and perform inwardly in the day of his Spirit and holy power" ("Ciò non era che un'ombra di quanto avrebbe operato e compiuto nel giorno del suo Spirito e santo potere", Isaac Penington 1666, cit. da Damrosch 1966, 168).
7. Dinanzi all'osservazione di Nuttal per cui, dopo gli anni Sessanta, il quaccherismo si sarebbe ridotto a "piatto umanesimo", Hill ironizzava "nel secolo XVII vi furono credenze ben peggiori dell'umanesimo" (1981, 245). I contenuti umanistici in realtà sono intrinseci alla profezia, anche non la esauriscono. Dal ragazzo Robinson che considera Gerusalemme "luogo profano", a Sarah Cheevers che non ammette giorni sacri, a Fox con il ritorno alla condizione di Adamo prima della caduta, a Nayler, Simmonds, Stranger con il loro gesto sublime-buffonesco, la storia delle origini quacchere presenta una serie di exploits carismatici carichi di rilevanza teologica e filosofica. Che Voltaire nelle sue Lettere filosofiche apprezzi certi tratti pre-illuministici di Barclay e la tolleranza di Penn quale si esprime nella Carta dei diritti del 1682 ; che Emerson e William James (Le varie forme dell'esperienza religiosa 1902, tr. it. 1998, 27) scorgano in Fox un genuino liberalismo religioso, tutto questo non costituisce una deformazione, ma una legittima traduzione in termini razionali, etico-politici di quegli stessi contenuti profetici. Altro sarebbe sostenere che questa traduzione li esaurisca.
Pier Cesare Bori
30 ottobre 2001
(si tratta di una relazione a un convegno sui Profetismo, tenutosi a Piacenza ai primi del novembre 2001)
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-- M. Lollini, La società degli amici. Il pensiero dei quaccheri, Milano, Linea d'ombra, 1993;
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