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Un poeta musulmano, sufi, dell'Erzegovina scrisse una poesia che comincia:

Sull'oceano della luce
una piccola brace brilla
quando l'Eterno creò il mondo
questa brace fu accesa.

Venti tempeste e uragani
si sono accaniti a spegnerla
ma lei sempre scintilla,
brillante, come un falò.

Il poeta, che era anche un dotto studioso, si chiamava Savetbeg Sasagic-Redzepashic (1870-1934) (cfr. I mistici dell'Islam, Parma, Guanda, 1978).


Al-Hallaj fu un grande mistico musulmano, un sufi che fu messo a morte nel 922 per aver fatto affermazioni come quelle che seguono, tratte dal suo Diwân (Canzoniere), nella traduzione di A. Ventura (N. 62 s.):

Ho molto pensato alle religioni, per capirle,

e ho scoperto che sono i molti rami di un'unica Fonte.
Non pretendere dunque dall'uomo che ne professi una,
ché così s'allontanerebbe dalla Fonte sicura.
È invece la Fonte, eccelsa e di significati pregna,
che deve venire a cercarlo, e l'uomo capirà.

Tu che biasimi il mio amore per Lui,come sei duro!
Se sapessi Chi intendo, così non faresti.
I pellegrini vanno alla Mecca, ed io da Chi abita in me,
vittime offrono quelli, io offro il mio sangue e la vita.
C'è chi gira attorno al suo tempio senza farlo col corpo.
perché gira attorno a Dio stesso, che dal rito lo scioglie.


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Pagina curata da Simon Grant.
Aggiornata al 4 giugno 1996