[Pagina Quacchera Italiana]

La riunione di culto quacchero

(Il « meeting for worship »)

La riunione di fatto comincia quando la prima persona si siede in silenzio. Può durare tre quarti d'ora, un'ora, talvolta di più.

Una delle antiche domande dei Consigli e domande è: « Venite fedelmente alla riunione di culto, con il cuore e la mente preparati? ».Questo non significa preparare in anticipo un intervento, predisporre letture o testi scritti. Significa piuttosto ricordare durante la settimana l'incontro con gli amici, come un momento di intensa comunione spirituale da cui abbiamo tratto e trarremo slancio e conforto. Significa pensare alla riunione come il momento in cui potremo realizzare l'aspirazione ad invocare e a rendere grazie.

Venire con il cuore e la mente preparati significa anche, concretamente, cercare di arrivare alla domenica distesi, in modo da entrare nella riunione di culto senza difficoltà.

Significa organizzarsi per arrivare in tempo, in modo da non disturbare gli altri.
Significa magari arrivare un poco prima, per meglio disporsi all'incontro.
Significa subordinare alla riunione gli altri impegni.

Nel luogo di riunione sono sedie, o banchi, disposti in cerchio, o in quadrato. In mezzo spesso un tavolo, con fiori, con la Bibbia, scritti quaccheri. Ma anche niente.Una volta seduti, ciascuno assume la posizione che vuole. C'è chi medita ad occhi chiusi, talvolta ispirandosi a tecniche orientali concentrandosi sul respiro, c'è chi guarda i volti degli amici, c'è chi osserva la natura che si intravvede dalle finestre della stanza.

Che cosa accade dentro alle persone? Ascoltiamo qualche voce.

Altri invoca lo Spirito e forse ricorda le parole dette nel Vangelo di Giovanni, a proposito del « culto in spirito e verità ».
Altri cerca nella meditazione il vuoto o la pienezza pacificante.
Molti dicono di passare durante l'ora di silenzio, da sentimenti di distrazione e di irritazione ad un senso di pace, di gratitudine, di affetto per gli altri, e di desiderio di azione a vantaggio degli altri.

Talvolta la riunione può essere completamente silenziosa. Altre volte ci saranno degli interventi: all'inizio, più spesso dopo la metà o verso la fine. Nella teologia degli Amici (che è poi quella di Paolo) ogni intervento è un « servizio » reso agli altri, e chi parla è in quel momento un « ministro ». È lo Spirito che lo muove a parlare facendo di lui un « profeta ». Ecco come John Woolman racconta di aver imparato come si parla.

« Mi recavo alle riunioni in una condizione di spirito di religioso timore e mi sforzavo di diventare intimamente familiare con il linguaggio del Vero Pastore. Un giorno, in una riunione, mentre ero sottoposto ad una intensa prova spirituale, mi alzai e dissi qualche parola, ma non attenendomi all'ispirazione divina, dissi più di quello che era richiesto da me; accorgendomi presto del mio errore, ne fui afflitto per qualche settimana senza luce alcuna né conforto, al punto che non potevo trovare soddisfazione in nulla. Mi ricordai di Dio, ne fui turbato, e nelle profondità della mia angoscia egli ebbe pietà di me e mi inviò colui che conforta. Allora sentii il perdono per la mia offesa, e divenni calmo, tranquillo, pieno di riconoscenza verso il mio misericordioso Redentore per le sue grazie. Dopo questa esperienza, sentendo ormai aperta la sorgente dell'amore divino insieme a una certa sollecitudine a parlare, dissi poche parole in un incontro: e in questo trovai pace. Credo che questo avvenne circa sei settimane da quell'altra volta, la prima, e siccome ero così umiliato e disciplinato sotto la croce, la mia intelligenza si rafforzò in modo da discernere il linguaggio del puro Spirito che interiormente opera nel cuore e che mi aveva insegnato ad aspettare in silenzio, talvolta per molte settimane di seguito, fino a che risuonasse quel richiamo che, come una tromba, invita la creatura a levarsi. È così che il Signore parla al suo gregge ».

È importante perciò che non ci sia contraddittorio o conversazione tra coloro che intervengono. Nella riunione non si dialoga, non c'è dialettica, ma testimonianza. Non occorre ricollegarsi agli interventi altrui, tenere un filo logico tra gli interventi.
È importante che l'intervento venga il più possibile dal cuore di chi parla. Ciò non esclude che a qualcuno possa venire spontaneo di citare o richiamare un testo, ma in linea di massima è preferibile che il parlare sia spontaneo. Ricordiamo come Fox interviene in un culto, nel ricordo di Margaret Fell.

« Tu dirai: "Cristo ha detto questo, e gli apostoli hanno detto quello". Ma tu, che cosa puoi dire? Sei figlio della Luce, hai camminato nella Luce, e ciò che dici, viene interiormente da Dio? »

Terminata l'ora, il meeting¹ si conclude: ci si stringe le mani. È il momento di presentarsi, se non ci si conosce, con l'aiuto di chi funge da segretario, che darà anche, in questo momento, se necessario, alcuni sobri avvisi.

Quel che precede attinge liberamente da A Light that is Shining, di H. Gillman e dall'inchiesta Come vivi il culto quacchero del silenzio? tradotta parzialmente nel fascicolo Chi sono i quaccheri, curato da Davide Melodia (ancora disponibile per chi lo desideri).


¹Questo termine, che traduce l'antico ekklesìa (che equivale poi a synagogé ) significa dunque al tempo stesso il gruppo, la riunione, e il luogo di questa.


[Pagina Quacchera Italiana]

Pagina curata da Simon Grant.
Aggiornata al 4 giugno 1996