Gli appuntamenti degli Amici in Italia sono i seguenti.
L'incontro annuale degli Amici in Italia avrà luogo il 28 marzo 1999, a Bologna, nella sede usuale, con inizio alle ore 11. Dopo il meeting, ci saranno una lettura meditata, il pranzo e una riunione organizzativa. Fineremo verso le 16.
Per una settimana, dall'8 al 13 febbraio, a RADIO 1, alla trasmissione "Settimo cielo", P.C. Bori ha presentato così la spiritualità degli Amici.
Ti invitiamo dunque a tornare in te stesso, affinché tu possa volgerti e prestare attenzione a quanto è in te, e cioè la Luce, la vera Luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo... Usiamo il termine Luce, piuttosto che altri, ma per noi sarebbe lo stesso chiamarla Cristo, Spirito, Parola ecc... La Luce è una conoscenza chiara e distinta della verità presente nell'intelletto di ogni uomo... È questa la predicazione ad ogni creatura in cielo e in terra, anche se non abbia mai letto o udito la Scrittura... Essa ha la preminenza su ogni scrittura, bibbia, dottrina e quant'altro possiamo trovare fuori... Non possiamo dire di un insegnamento o di un libro che sono divini altrimenti che mediante questa luce... In questo modo la Scrittura può divenire viva e potente, e non lettera morta...
In Italia sappiamo poco del cristianesimo non cattolico. La Società degli amici nacque intorno alla metà del '600, i suoi membri erano chiamati quaccheri perché erano scossi dall'emozione religiosa. Il fondatore fu un profeta, George Fox. Nell'epoca turbolenta della Rivoluzione inglese, Fox cercò invano, sino alla disperazione, nelle chiese costituite e nel puritanesimo una risposta al suo bisogno spirituale. Scoprì questa risposta tornando dentro di sé, volgendosi alla "luce che illumina ogni uomo" (Gv. 1, 9) o come diceva, "a quel che di Dio è in ognuno". Le radici del movimento degli Amici sono certamente cristiane, ma i fondamenti erano tali da far posto al più ampio liberalismo religioso. Il testo letto prima - La luce sul candelabro - lo testimonia: la luce interiore è anche la "conoscenza chiara e distinta della verità presente in ogni uomo". Emerson diceva di Fox che "le rivelazioni che egli ricevette stando nei frutteti, in luoghi solitari, per strada ... sono di carattere liberale e filosofico" William James della Società degli Amici dice: "che non potrà essere mai lodata a sufficienza. In un tempo di simulatori, fu una religione genuina, radicata nell'interiorità" e che fu una specie di ritorno alla Verità del Vangelo originario. William ne lodava il "liberalismo religioso". Secondo gli Amici-quaccheri, anche la stessa Bibbia, senza la luce interiore, senza lo spirito che l'ha creata, è incomprensibile. Perciò Fox invitava ad attendere, come prima cosa, questa luce. Diceva: "Sottomettetevi, e il potere verrà. Riposando sul fondamento di ogni rivelazione, state fermi e tranquilli e la forza verrà, subito. State fermi e tranquilli nella luce, sottomettetevi ad essa, e tutto il resto tacerà e scomparirà, e la gioia verrà. E quanto verranno tempeste e travagli, sprofondatevi in quanto è puro, tutto tacerà e svanirà... Quando i vostri pensieri vagano lontano, allora siete turbati e inquieti. Fermate la mente su quello Spirito, che era prima della lettera. In esso apprenderete a leggere rettamente le Scritture".
Ogni verità è ombra, eccetto l'ultima, la suprema; eppure ogni verità è vera nel suo genere. È sostanza al suo luogo, sebbene sia ombra altrove (non essendo che un riflesso di una sostanza più intensa); e l'ombra è ombra vera, come la sostanza è sostanza vera. Le anime umili, miti, compassionevoli, giuste, pie e devote appartengono, dappertutto, ad un'unica religione; e quando la morte toglierà le maschere esse si riconosceranno, sebbene le diverse livree che portano le rendano straniere l'una all'altra.
La prima di queste due frasi fu scritta da Isaac Penington, intorno al 1563, allora giovane nobile inglese, che aveva trovato nella Società degli amici, fondata da Fox, la risposta alla sua ricerca di una religione in spirito e verità. Nel campo delle tradizioni religiose, egli dice, "Ogni verità è vera nel suo genere" Questo ci ricorda Simone Weil che scriveva, più radicalmente: "Ogni religione è l'unica vera, vale a dire che nel momento in cui la si pensa è necessario applicarle così tanta attenzione, come se non vi fosse nient'altro; allo stesso modo ogni paesaggio, ogni poesia, ecc. è l'unico bello." È una interessante indicazione, che possiamo trasformare in un invito a rimanere fedeli alla propria tradizione, nella consapevolezza che esistono altre tradizioni e altre fedeltà. Questo però richiede la disponibilità a purificare la propria fedeltà, a renderla più essenziale. La seconda frase è di William Penn, ed è scritta intorno al 1693. William Penn fu un quacchero, e fu il fondatore della Pennsylvania. Voleva così cimentarsi in un "Sacro esperimento", come egli si esprime: la creazione di uno stato in cui doveva regnare la pace - anche con gli indiani, con cui fu fatto un trattato - e vigere quella tolleranza religiosa di cui aveva parlato un altro inglese, secoli prima, nella sua Utopia. Di lui si racconta questo aneddoto. Appena convertito, andava agli incontri silenziosi dei Quaccheri portando ancora la spada al fianco, come usavano i gentiluomini del suo rango. Chiese anzi a George Fox se potesse portarla, e Fox gli disse "Portala finché potrai". Qualche tempo dopo apparve negli incontro senza spada, e quando Fox gli chiese: "Dov'è la spada?" Penn rispose: "L'ho portata sinché ho potuto". La rinuncia all'aggressività è un'acquisizione progressiva. Sul piano educativo la pazienza verso l'intollerante può essere l'unica via per educare alla tolleranza. Questi pensieri potrebbero confluire in questa conclusione: verso chi assolutizza la propria verità e la propria via occorre avere pazienza. Occorre educarlo al pluralismo, senza privarlo della sua via, ma rendendolo consapevole che altri percorrono altre vie, che alla fine confluiscono.
Colui la cui misericordia si effonde in tutte le sue opere ha messo in ogni mente umana un principio che incita a esercitare il bene nei confronti di ogni creatura vivente, e quando questa disposizione è coltivata costantemente,le persone diventano tenere di cuore e capaci di compassione, ma quando viene di frequente e del tutto trascurata, l'animo si irrigidisce in una disposizione contraria.
È un brano del Diario di John Woolman, un quacchero, scritto intorno al 1755. È interessante leggere quello che precede: "Un altro fatto notevole della mia infanzia fu che una volta, mentre mi recavo alla casa di un vicino vidi la femmina di un pettirosso nel suo nido; e appena mi avvicinai uscì fuori, ma avendo i piccoli nel nido, volava lì attorno e con molte grida esprimeva la sua apprensione per loro. Mi fermai e gettai delle pietre contro di lei, fino a quando una la colpì e cadde morta. Dapprima ero felice per questa prodezza, ma dopo pochi minuti mi prese l'orrore di aver ucciso per divertimento una creatura innocente mentre si prendeva cura dei suoi piccoli. Contemplai il suo corpo morto e pensai che quei piccoli di cui si occupava ora sarebbero periti perché mancava loro la madre a nutrirli ... salii sull'albero, presi tutti gli uccellini e li uccisi pensando che questo fosse meglio che lasciare che morissero miseramente di fame ... si realizzava così quello che si trova scritto nel libro dei Proverbi: «Dei malvagi persino la misericordia è crudele» [Prov. 12-10] Dopo questo continuai a vagare, ma per qualche ora non potei pensare ad altro che a quella crudeltà che avevo commesso, ed ero in grande pena per questo." Segue il passo che abbiamo sentito. È una affermazione religiosa: la misericordia divina - l'attributo che raccoglie tutti gli altri, secondo l'Islam - effonde nei cuori umani la compassione e tenerezza di cuore.. C'è una potente intuizione psicologica, a partire da una citazione biblica: «Dei malvagi persino la misericordia è crudele» [Prov. 12-10] ". Ma è anche l'affermazione di una fiducia nella educabilità dell'umanità: "Quando questa disposizione è coltivata costantemente, le persone diventano tenere di cuore e capaci di compassione". La bontà è importante, senza di essa la società non si regge. Occorre essere buoni. Il termine "buonista" è volgare, mostra la pochezza, di chi lo ha inventato e di chi lo usa. Ma la bontà vera è frutto di intelligenza, e ancora più di lunga ricerca e autocoltivazione.
L'unico fondamento della fede su cui è costruita la Società degli Amici è la convinzione che Dio comunica veramente con ognuno degli spiriti che egli ha creato, in una diretta e viva trasmissione in noi del respiro della sua vita, a ciascuno secondo la propria misura; che egli lascia sempre un testimone di se stesso nel cuore e nell'ambiente dell'uomo; e che per ascoltare chiaramente la voce divina che ci parla abbiamo bisogno di essere in quiete; di essere soli con lui nel luogo segreto della sua presenza, in modo che "ogni carne taccia di fronte a lui". Questo brano appartiene a Carole Stephen, che aderì alla Società degli amici alla fine del secolo scorso. Caroline Stephen insiste sulla quiete, e altrove dice: "Mi sembra che nient'altro che il silenzio possa guarire le ferite arrecate dai conflitti nelle regioni dell'invisibile. Nessun aiuto esterno si è comunque mai rivelato alla mia esperienza così opportuno ed efficace come l'abitudine di riunirsi insieme in silenzio. Fui dapprima attratta da questo tipo di culto perché non mi impegnava in niente, e al tempo stesso mi lasciava indisturbata nella ricerca di aiuto nella maniera da me desiderata. Ma ben presto cominciai a diventare consapevole che i continui e prolungati silenzi avevano un effetto molto più diretto e potente di quanto pensassi... Di solito, dopo un po' di tempo, scendeva su di me un profondo senso di timore reverenziale: stavamo seduti insieme e aspettavamo. Che cosa? Nel mio cuore, che comunicava con altri cuori, sapevo nel nome di chi ci incontravamo, e sapevo chi veramente era presente tra di noi. Prima non mi aveva mai rivelato la sua influenza con tanta potenza quanto accadeva in quelle assemblee tranquille." "Il tratto distintivo dell'esperienza degli Amici consiste nell'incontro silenzioso che può essere oggi inteso e vissuto nel senso più ampio: come ricerca della luce, come adorazione, come preghiera, come meditazione, come speranza di poter discernere la propria via, come momento generativo di parole nuove". Così un testo recente di un gruppo italiano. Nel silenzio è possibile unirsi "con l'eterno, con la luce che era prima che il mondo fosse" (Fox). Nel silenzio si può "essere", semplicemente, senza aggiunte. Ma nel silenzio si scorge anche il disordine, l'ingiustizia, il non-essere, il dover-essere, e si possono scoprire parole nuove che vanno oltre la sapienza comune o la giustizia ordinaria, e si può anche trovare la forza per dirle.
"'Grandezza', 'Eminenza', 'Santità'... Presuntuosi titoli che vermi della terra danno ad altri vermi. È per stare ancor più in guardia contro questo indegno commercio di menzogne e di adulazioni che diamo del tu ai re e ai sovrani... Non andiamo mai in guerra: non perché temiamo la morte ... ma perché non siamo né lupi né tigri né mastini, ma uomini e cristiani. Il nostro Dio ... non vuole certo che attraversiamo il mare per andare a massacrare i nostri fratelli... E quando, dopo una battaglia vittoriosa, tutta Londra brilla di luminarie, mentre il cielo è in fiamme per i razzi e l'aria risuona delle cerimonie di ringraziamento, delle campane, degli organi, dei cannoni, noi gemiamo in silenzio su quegli omicidi che sono causa di pubblica allegrezza".
Voltaire trascorse a Londra alcuni anni in esilio tra il 1726 e il 29. Durante questo periodo conobbe la Società degli Amici, i quaccheri. Ne parla ampiamente nelle prime quattro delle sue Lettere filosofiche, un testo capitale per la critica e la rivolta contro dell'Antico Regimen. Voltaire vide sempre nei quaccheri una specie di nuova comunità cristiana primitiva, esemplare per la semplicità e per l'uguaglianza dei suoi membri, senza dogmi, senza autorità e culto esteriore. "Se mai Penn e gli altri errarono in teologia, questa fonte inesauribile di liti e di sventure, per la morale si elevarono su tutti gli altri popoli." Oggi si insiste molto sulla differenza: di genere, di cultura, di radici... È importante avere ricuperato questi temi. Ma il principio dovrebbe essere: "uguali e diversi". Proprio perché radicalmente uguali, possiamo poi e dobbiamo scoprire, proporre e amare la diversità come ricchezza e variegata bellezza. È grave invece l'oblio dell'eguaglianza, e quindi l'emergere della diversità come privilegio degli uni e insormontabile discriminazione per gli altri. L'eguaglianza e quindi il rifiuto dell'ingiustizia costituiscono l'apporto più prezioso della cultura politica europea moderna. Dimenticare tutto questo è una perdita grave. Di questo oblio dell'eguaglianza e del pari valore di ogni essere umano sono espressione le guerre, soprattutto quelle che contrappongono il paese più forte al paese più debole, come se le vite qui valessero meno. È importante che, come dice Voltaire, contro il pubblico consenso e magari contro "la pubblica allegrezza", qualcuno sappia prendere il lutto e magari anche la parola.
Ma il primo passo verso l'obbedienza del secondo tipo è la contemplazione ... dello spettacolo di una vita assolutamente santa, qualunque sia l'occasione in cui si è data la possibilità di assistervi... Il secondo passo verso la santa obbedienza è questo: comincia dove sei. Obbedisci ora. Usa l'obbedienza di cui sei capace, per quanto piccola essa sia, anche se piccola come un granello di senape. Comincia dove sei. Vivi questo momento presente, questa ora presente proprio dove sei seduto ora, in completa, assoluta sottomissione e apertura.
Questo passo appartiene a Thomas Kelly, un giovane studioso, e quacchero, morto molto giovane, nel 1941. Questo passo propone alcuni temi che possono apparire molto lontani. Per comprendere, occorre concepire la vita come libertà, come un percorso che ci si pone dinanzi liberamente, come un progetto che si formula nella fiducia che si possa attuare, solo che lo si voglia veramente. Per comprendere, occorre pensare alla santità come una meta possibile, da prendere in considerazione fra le altre, e anzi degna di considerazione più delle altre. È la santità come compiutezza umana, come capacità di "essere a parte" rispetto al mondoin vista di una comunione con il divino, che ha come premio una riguadagnata, più profonda comunione con l'umanità e con il cosmo. Per comprendere, occorre sapere che questa è la santità proposta da molte tradizioni, e non solo quella cristiana. Allora si comprenderà anche che cos'è la "santa obbedienza". L'obbedienza non santa è quella che si fonda sulla "inveterata disposizione degli esseri umani a guardarsi l'un l'altro in cerca di aiuto spirituale" (C. Stephen) È l'obbedienza richiesta dalle autorità di questo mondo, religiose o non religiose. È quella che chiede lealtà contro la coscienza e la verità. L'obbedienza "santa", secondo Th. Kelly è quella che si presta alla luce interiore, e che ha il suo principio oggettivo in noi stessi, entro e oltre noi, nella "luce che illumina ogni uomo", o come altro si voglia chiamarla. Proprio perché tutto comincia di qui, può anche ricominciare di qui, da noi stessi, dentro di noi, "ora". Dice Kelly: "Se scivoli e inciampi ... non passare molto tempo in rimproveri angoscianti e auto-accuse, ma comincia di nuovo, proprio dove sei".
Aspetti spiritiuali della vita di G. Fox: Davide Melodia ha curato questo saggio antologico. Lo si può richiedere anche a "Lettera Quacchera".
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