Gli appuntamenti degli Amici in Italia sono i seguenti.
La Società degli amici ha ricordato il conferimento del Premio Nobel il 10 dicembre 1997 cinquant'anni dopo. La motivazione menziondol'impegno per la pace della Società durante i suoi trecento anni di vita, si riferiva soprattutto all'attività dei Quaccheri a favore delle popolazioni colpite dalla prima e dalla seconda Guerra mondiale. Il premio fu ricevuto da rappresentanti dell'AFSC (American Friends Service Commettee) e dal British Friends Service Council. La Società degli Amici è presente con programmi di aiuto e sostegno alle popolazioni di 23 paesi. Tra le recenti iniziative degli Amici degli USA sono la campagne per indurre il loro governo a sottoscrivere il trattato di Ottawa per il bando delle mine anti-uomo. Gli Amici degli USA sono anche impegnati in una campagna di denuncia degli effetti devastanti sull'infanzia del blocco imposto all'Iraq. La Società degli Amici ha stato consultivo presso l'ONU, e ha un ufficio a Ginevra (QUNO: Quaker Unitated Nations Office, consultabile anche presso il sito http://www.quaker.org/quno/.
Wider Quaker Fellowship (letteralmente: "comunione quacchera più ampia") è una organizzazione nata negli anni Trenta per impulso soprattutto di Rufus Jones, una figura eminente nel movimento degli Amici nella prima metà del secolo, per consentire ai simpatizzanti una concreta forma di adesione e di sostegno. L'indirizzo è 1526 Race Street, Philadelphia, PA 19102-1498.
L'Incontro italiano degli Amici avrà luogo a Bologna, il 22 marzo, presso la nuova sede del gruppo di Bologna (vedi sopra).
Culto silenzioso e condivisione ("Sharing Worship") è una pratica degli Amici, che consiste nello scambio, in un contesto di silenzio e di meditazione, di riflessioni spontanee sul un tema. Il 26 ottobre a Bologna ci è trovati attorno a questo testo:
«Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente. Essere fedeli a ogni sentimento, a ogni pensiero che ha cominciato a germogliare. Essere fedeli nel senso più largo del termine, fedeli a sé stessi, a Dio, ai propri momenti migliori. E dovunque si è, esserci "al cento per cento". Il mio "fare" consisterà nell'essere"».
(E. Hillesum, Diario 1941-1943, tr. it. Adelphi, Milano 1990, p. 222)
Durante un soggiorno in Giappone Elena e Pier Cesare Bori hanno partecipato il 14 dicembre 1997 alla riunione silenziosa degli Amici di Tokyo. Pier Cesare ed Elena ricordano particolarmente Susumu Ishitani, che coordina il gruppo, e Michi Nakamura, presente fra altro al Triennale dello scorso anno. La Società degli Amici è presente in Giappone da più di un secolo. Gli Amici hanno una bella meeting-house con giardino, gestiscono una scuola, e partecipano al movimento pacifista assai vivo nel Paese.
Rex Ambler nel numero di ottobre di «Friends
Quarterly» interviene con uno scritto dal titolo «Quaker
identity: anything goes?» («Identità quacchera: va bene
qualsiasi cosa?»). Di fronte alla discussione e alle incertezze
sull'identità quacchera, Ambler critica l'atteggiamento di chi
incoraggia gli Amici a cercare la propria spiritualità attingendo a
qualsivoglia fonte. Scrive tra l'altro «Questo atteggiamento, che
introietta non solo il pluralismo, ma anche l'individualismo del nostro
tempo non aiuta a comprendere chi sono i quaccheri collettivamente: si
arriva ad una sorta di consumismo, in cui «come nel mercato,
l'individuo ha diritto di scegliere». È tuttavia difficile dire
chi siamo. «Non fa parte della nostra pratica - scrive Rex Ambler -
il proiettarci all'esterno affermativamente, in vista del proselitismo.
E non fa parte della nostra pratica di pensare il significato della
nostra fede con rigore e chiarezza intellettuale; generalmente non ci
siamo impegnati nella teologia. Abbiamo buone ragioni per esser
prudenti, senza dubbio, soprattutto perché il significato della
nostra fede si deve vedere nel nostro modo di vivere, piuttosto che in
quello che diciamo».
«Per tutte queste ragioni, è
difficile dire chi noi siamo». La soluzione che Ambler propone
è partire dalla pratica fondamentale del silenzio.«La mia
proposta è che recuperiamo il significato delle pratiche che ci
distinguono. Abbiamo perso in gran parte un modo di parlare che ci
distingua, possiamo per lo meno offrire un insieme di pratiche che ci
distinguono. Noi continuiamo a trovarci insieme in silenzio, ad
ascoltarci senza criticarci, attendiamo il discernimento nelle decisioni
importanti da prendere, cerchiamo un sentire comune quando dobbiamo
decidere insieme, operiamo contro la violenza senza usare noi stessi
violenza, ci rifiutiamo di cedere al cinismo quando si tratta di
cambiare qualcosa nel mondo. E accettiamo la responsabilità gli uni
per gli altri». «Queste discipline, o pratiche, indicano
più chiaramente di ogni altra cosa ciò che distingue i
quaccheri dagli altri gruppi religiosi, e suggeriscono, pur senza
estrema chiarezza, qual è l'impegno dei quaccheri. Il nostro primo
compito, a mio avviso, è di trovare un modo di esprimere il
significato di queste pratiche». «Non si tratta solo di una
convenienza pratica. È chiaro dalla nostra storia che i quaccheri hanno
scelto di esprimere la loro fede principalmente in un modo di vivere. La
loro spiritualità è sempre stata una disciplina pratica, che
può essere vissuta nel mondo di ogni giorno. Così possiamo
esser grati che questa disciplina pratica sia sopravvissuta, per lo meno
nella sua struttura formale. È senza dubbio questa pratica a tenere
insieme i nostri meetings, la nostra Società. È anche ciò
che - lo ammettiamo oppure no - ci conferisce una identità».
Rex Ambler istituisce quindi un dialogo con George Fox, incentrato nella
nozione di luce, il «il dono di vedere noi stessi come siamo,
liberi da illusioni e da autoinganno», «vedendo noi stessi dal
punto di vista di Dio», essendo Dio «non un articolo di fede,
ma un nome per ciò che sperimentiamo». «Credere in Dio in
questo senso è semplicemente vivere secondo la verità che
vediamo e confidare che alla fine essa siamo al sicuro». «Quel
che emerge da questa "conversazione" con Fox è per lo meno il senso
della chiarezza della sua visione: egli vide chiaramente come gli umani
possono cambiare se stessi ricorrendo alle risorse che sono in loro,
parlò con una certa precisione di quel che questo processo implica,
dei passi che occorre fare per sperimentarlo in noi stessi».
[N.B. Devo questi estratti a Brian Bridge, P.C.B.]
Il testo che presentiamo tradotto documenta una ricerca e una
discussione che percorre il quaccherismo inglese, e non solo inglese,
alla ricerca di una nuova identità. Anzitutto, a parere di chi
scrive, le esigenza che Rex Ambler avanza sono fondate. La definizione
del quaccherismo basata sulla prassi, la prassi come silenzio,
silenzio (e la parola nel silenzio) come luogo di "verità", la
critica del "consumismo "religioso: tutto questo appare convincente e
adeguato al momento presente in generale, e in particolare alla
piccola esperienza italiana che rischierebbe di dissolversi se si
definisse come un semplice momento di spiritualità, che si assomma
con altri, e non come una via spirituale che aspira ad una sua
compiutezza.
Proprio dal punto di vista della compiutezza, occorre
tuttavia rilevare che la «piattaforma» proposta da Rex Ambler,
nonostante il riferimento a George Fox, per suo carattere molto
generale, umanistico, trascura necessariamente la dimensione
tradizionale dell'esperienza religiosa cristiana: la Bibbia soprattutto
e poi tutta l'espressività dei simboli cultuali. Comprendiamo come
questa limitazione possa pesare ad alcuni Amici oggi, in un contesto
pluralistico ed ecumenico.
La soluzione è affidata al
discernimento personale. Essa potrebbe consistere - ci pare - non in
una molteplice appartenenza (è possibile seguire più vie
insieme? è possibile avere più case spirituali? ) ma nella
capacità di condividere altre esperienze (cristiane e non) proprio
in forza della libertà che viene dall'aver scelto gli Amici come
compagni del proprio cammino spirituale. La complessità della
questione, ma anche la sua soluzione, nascono dalla difficile
originalità della posizione quacchera. Essa infatti rappresenta uno
spazio definito e al tempo stesso aperto per sua natura. Si appartiene
ad un luogo accomunati dalla ricerca dello spirito e della luce da
qualsiasi luogo provengano.
Pier Cesare Bori
Sue Glover ha scritto un libro, che si intitola Go and the Lord go with thee («Va, e che il Signore sia con te!»), Session of York, Ebor Press, York 1997. Il libro concerne il «viaggiare per ministero». Recuperando l'antica tradizione quacchera del ministero itinerante e basandosi sulla sua personale esperienza, e su quella di numerosi Amici, l'autrice tratta della presente situazione del movimento quacchero, con i suoi bisogni e i suoi problemi L'indirizzo dell'editore è The Ebor Press», York Y03S, Gran Bretagna»
John Macmurray è stato un importante filosofo scozzese di questo secolo. Di formazione calvinista, profondamente segnato dalla prima Guerra mondiale, tornò al cristianesimo ed entrò nella Società degli Amici. Il suo breve, e interessante anche sotto il profilo autobiografico, Search for Reality in Religion (originariamente Swarthmore Lecture 1965) è stato ripubblicato dal Quaker Home Service ancora nel 1995 (l'indirizzo è Friends House, Euston Road, London NW1 2BJ, il prezzo £ 6.50).
S. Villani continua le sue ricerche storiche sul quaccherismo dello origini. Uno suo articolo, Un masaniello quacchero («Rivista di storia e letteratura religiosa» 33(1997)67-91 studia soprattutto le reazioni suscitate dalla vicenda di Nayler negli osservatori italiani presenti al momento in Inghilterra; un altro importante suo saggio studia il rapporto tra I primi quaccheri e gli ebrei («Archivio italiano per la storia della pietà» 10, 1997, 43-113): «il rapporto tra i primi quaccheri e gli ebrei viene condizionato da una parte (in negativo) dalla forte carica polemica contro le cerimonie, i riti e le formalità esteriori che caratterizza la spiritualità quacchera, e dall'altra (in positivo) dalla cristologia quacchera che si contraddistingueva, soprattutto agli esordi del movimento, per la scarsa rilevanza che in essa assumeva la figura del cristo storico (contrapposta invece alla Luce interiore)» (p. 51). «È probabilmente casuale che intorno al 1704... il pittore genovese Alessandro Magnasco decida di dipingere per Ferdinando de' Medici proprio una Riunione di quaccheri e una Sinagoga. Ma è senz'altro una coincidenza suggestiva, che, se non altro, dimostra la percezione che tra quaccheri ed ebrei vi fosse qualche elemento in comune, e che forse, se non propria legata alle missioni quacchere in Italia, dimostra il permanere del ricordo di un intenso dialogo che nel XVII secolo vi fu tra i gruppi radicali inglesi e gli ebrei italiani» (p.73).
Hidden in Plain Sight. Quaker Women's Writings 1650-1700, a cura di Mary Garman, Judith Applegate, Margaret Benefiel, Dortha Meredith , con una premessa di Rosemary Radford Ruether, Wallingford, Pennsylvania, Pendle Hill Publications, 1996, pp. xx, 540: è una importante antologia di testi scritti da donne quacchere tra il 1650 e il 1700: le donne ebbero un ruolo enorme alle origini del movimento, ma questo ruolo fu loro scarsamente riconosciuto al tempo, ed è poco noto anche oggi.
«Ogni giorno della vita è esercizio, esercizio per me.
Anche se il fallimento è possibile, vivere ogni momento
eguale a tutto, pronto a tutto. Io sono vivo.
Io sono questo momento. Qui e ora è il mio futuro.
Perché se non posso sopportare l'oggi
Quando e come lo saprò?»
È un pensiero di Sôen Ozeki, del
tempio zen Daisei-in di Kyoto, consegnato ad E. e P.Bori
in occasione del loro viaggio in Giappone.
« La vostra forza è nel restare fermi e tranquilli, e nell' esserne rigenerati. Occorre che sappiate come attendere e come camminare dinanzi a Dio, mediante lo Spirito che è in voi... E, amici, dovunque vi riunite, prestate attento ascolto gli uni agli altri, sul fondamento di quanto è eterno, e badate che le vostre parole provengano dalla vita eterna ». G. Fox, Lettera 46 (1653)
« Il seme cresce in voi nel silenzio, dove potete trovare nutrimento, nello spirito di vita... Là c'è innocenza e semplicità di cuore, lo spirito sivivifica, la vita si nutre ». G. Fox, Lettera181 (1659).
« A quel tempo [Fox] insegnava il silenzio, essendone egli stesso un esempio. Egli si sforzava di sottrarre gli uomini alle pratiche religiose* rendendo testimonianza e volgendoli alla luce del Cristo dentro di loro, ed incoraggiandoli ad aspettare con pazienza di sentirne la forza nei loro cuori, affinché la conoscenza e il culto di Dio si fondassero sulla potenza di una vita senza fine, nella luce ». William Penn, prefazione al Diario di G. Fox. (*selfperformances )
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